La gestione della conoscenza via-computer   
 


 
 

  Le dinamiche del Knowledge Management come motore dell'innovazione:
Verso la società della conoscenza ad alto tasso di KMT

Carlo Antonio Ricci, Stefano Trifone

in" L'impresa  Web"  a cura di Bruno Lamborghini, Franco Angeli Milano, 2009

Spazio di approfondimento e Link correlati:

   - La Pragmatica del Knowledge Management
   - Gli assiomi del KM

   - La griglia di CheckUp delle culture di KM
   - Il fattore Internet Generation
   - Il KM nelle organizzazioni da una prospettiva psicologica

                                                                               in costruzione

Premessa

  

Il Knowledge Management (KM), ovvero la gestione della conoscenza ad alto tasso di KMT (Knowledge Management Technologies), è un processo dinamico per definizione che oramai coinvolge gli individui, i gruppi, le organizzazioni e la società. Un processo dagli effetti complessi che possiamo considerare tipico della emergente Società della Conoscenza e capace di influenzare contemporaneamente le dimensioni cognitive, emozionali, relazionali, sociali e culturali dei soggetti e delle organizzazioni coinvolte.  Eppure, in letteratura, se vogliamo approfondire l'analisi delle modalità e delle dimensioni in gioco nei processi di KM, la loro storia evolutiva ed anche i loro trend generali in atto, non troviamo  grandi approfondimenti per affrontare in modo integrato l'analisi degli spazi/tempi, delle dinamiche del KM moderno e delle sue possibili traiettorie di sviluppo, a fronte dell'impatto provocato dall'evoluzione continua delle KMT che sono oramai sempre più diffuse e naturalizzate ad ogni livello ed ambito decisionale.
Le analisi disponibili tendono ad essere prevalentemente monodisciplinari e si sente la carenza di una metodologia di integrazione transdisciplinare  con la quale gestire la complessità dinamica dei processi in  atto.

Alcuni punti di riferimento nei diversi ambiti sono i seguenti:

  • psico-pedagogico e sociale: Polanyi , Levy, Senge, Weick 

  • manageriale: Drucker, Davenport, Prusak, Butera, Von Krogh, Wenger 

  • ingegneristico: Nonaka e Takeuchi 

  • economico: Sveiby, Stewart, Grant, Kaplan, Norton, Hamel, Prahalad, Saint-Onge, Teece 

  • informatico: tutta la letteratura di settore in cui il KM è spesso visto più come un pacchetto di software che come un processo organizzativo aperto e complesso.

La appartenenza dei concetti di "conoscenza" e di "gestione" allo stesso linguaggio comune non aiutano ad evolvere verso concezioni di KM più moderne che superino approcci classici di tipo lineare, deterministico, monodisciplinare, analitico, per farci cogliere l'interdipendenza complessa tra "ecosistemi di KM",  per lanciare uno sguardo sugli scenari che si prospettano e sulle trasformazioni qualitative già oggi in atto. A tal fine occorrerà cercare di definire uno spazio di approfondimento teorico e transdisciplinare oltre un ingenuo eclettismo metodologico che non riesce a cogliere la complessità dei processi in azione. 

In questa direzione e per approfondire le dinamiche di KM che stanno emergendo può essere utile un breve excursus storico con il quale prendere  in considerazione tre ambiti di sviluppo e di gestione del KM tra loro integrati: le università, le organizzazioni, la vita quotidiana.  Tre ambiti tutti altamente influenzati dell'evoluzione delle KMT e dalla cui interazione complessa prenderanno forma le dinamiche della Società della conoscenza.  

In questo contributo si cercherà di condurre una analisi integrata tra  questi tre ambiti per individuare: aspetti comuni e differenziali, per lanciare uno sguardo sulle dinamiche emergenti, per contribuire alla costruzione di una teoria generale del knowledge management di tipo transdisciplinare, sistemico e general purpose. Verranno inoltre individuate alcune aree problematiche per la gestione della complessità e dell’incertezza delle dinamiche del KM che  appaiono in-formare la società della conoscenza ad alto tasso di KMT del futuro.   
 

  Il caso università, centri di ricerca, laboratori, ecc. (I Knowledge specialist) 

 Le università da sempre sono state il luogo di approfondimento e di sviluppo della conoscenza in generale e di quella scientifica in particolare e nascono proprio come  corporazioni/communities di docenti e studenti. Una conoscenza che da sempre è inevitabilmente interconnessa con le tecnologie e gli artefatti cognitivi disponibili allo stesso tempo t per gestirla, ovvero per rappresentarla, comunicarla, organizzarla, ecc. 

Ai nostri scopi, la tappa evolutiva più recente ed importante di questo percorso particolare è stata certamente la nascita del computer. Una tecnologia computazionale ed organizzativa general purpose i cui effetti pragmatici sono paragonabili alla nascita del linguaggio, della scrittura, delle matematiche, della stampa, ecc., e  che sta  influenzando le università sui diversi ed integrati livelli computazionali, organizzativi e sociali della loro presenza culturale nella futura società della conoscenza. 

In tal senso il computer come potente tecnologia general purpose di KM provoca effetti complessi che vanno oltre le divisioni disciplinari, oltre i contenuti specifici della conoscenza stessa e l'analisi di quanto è successo e sta accadendo in ambito universitario ben si presta proprio ad una analisi di tipo generale sul KM e sui suoi effetti di reengineering cognitivo, emotivo, relazionale, organizzativo, sociale e culturale. 

Dagli anni '40-'50-'60 la nascita e la veloce diffusione del computer ha fatto esplodere l'approccio computazionale e, ad esempio, le matematiche, la statistica, la modellistica scientifica trovano nel supporto informatico il trampolino di lancio per la gestione della complessità dei fenomeni in oggetto oltre gli stessi limiti cognitivi/computazionali dell'uomo, oltre un determinismo casuale forte di tipo classico e verso nuovi spazi di rappresentazione e gestione della conoscenza

Non a caso  sono questi gli anni nei quali si impone in ambito scientifico il paradigma della complessità, l'approccio sistemico e nascono nuove discipline (Teoria generale dei sistemi, Teoria dei giochi, Cibernetica, Teoria dell'informazione , la Ricerca operativa, le matematiche della complessita', ecc. ). 


Tuttavia, come in genere succede da un punto di vista organizzativo all'ingresso di ogni nuova tecnologia, in questo primo periodo l'utilizzo del
computer non ha modificato profondamente l'organizzazione universitaria ed ha innescato processi prevalentemente di ottimizzazione ed empowerment tra gli esperti, tra gli addetti ai lavori; i Knowledge specialist di un KM orientato alla ricerca avanzata. (KM1)

Per l'innesco di processi di innovazione più qualitativi capaci di incidere sui modelli organizzativi (KM2), e poi anche sul versante della evoluzione delle dinamiche della stessa presenza culturale e sociale delle università (EcoKM), bisogna aspettare una seconda ed importante tappa: il passaggio dall'IT (Information Technologies) all'I&CT (Information & Communication Technologies) ed in particolare attendere la nascita e lo sviluppo di Internet. Non a caso le università sono state le prime organizzazioni ad aver sviluppato i concetti di networking e di rete al di fuori dalle applicazioni militari. 

La vocazione al KM delle università non poteva non far intravedere le enormi possibilità che stavano emergendo da internet, anche se ancora imbrigliate nei limiti della tecnologia I&CT degli anni '80-'90. Il network di tipo worldwide promosso da Internet tra docenti/ricercatori/studenti universitari è stata una applicazione in uno spirito che rimanda alle stesse origini delle università come comunità scientifica più o meno aperta al "resto del mondo". 

In questo processo di networking via-computer, poco conosciuto e valorizzato è stato il ruolo che hanno avuto gli studenti universitari, che a partire dagli anni '90-2000, insieme ai loro docenti, iniziavano ad essere presenti e visibili in Internet. 

Gli studenti universitari, più liberi dei loro stessi docenti, iniziarono a sviluppare proprie Personal Home Page (PHP) capaci di cogliere al meglio gli aspetti innovativi ed anche anarchici, rispetto ai modelli classici, di internet. In pochi anni le PHP degli studenti si diffondono, a partire dagli USA,  in tutte le università del mondo sviluppando una comunanza tra gli studenti universitari di tipo worldwide  che non era omologazione al media, ma sviluppo di grande varietà, di un nuovo linguaggio e di una nuova cultura di “presenza culturale online” che ha promosso un processo negentropico di aumento della complessità organizzativa di tipo diffuso e distribuito tra gli stessi studenti ed anche all'esterno. Il contributo degli studenti universitari come acceleratori dello sviluppo delle culture di KM  del tipo  Open source  e   Knowledge sharing & distribution è indubbio ed ha contribuito al formarsi di quello che è oggi di moda chiamare Web 2.0. 

Queste prime  forme di utilizzo di internet nelle università, innescandosi alla nascente  società della abbondanza di informazioni/conoscenza e  ad alta  istruzione scolastica, hanno dato il via, assieme ad un processo diffuso di naturalizzazione dell'I&CT e di Internet in particolare, agli attuali trend da "Società della conoscenza ad alto tasso di KMT" dove i confini classici si sfumano per riorganizzarsi in nuovi spazi-tempi dell’azione organizzativa di maggiore complessità ed incertezza. 

Certo non tutte le università e non tutte le discipline scientifiche si sono evolute nello stesso modo, ma oggi le KMT sono oramai diventate assolutamente pervasive ed indispensabili in ogni area di ricerca, in ogni dominio di conoscenza ed ambito applicativo.  La novità che sta emergendo è l'allargamento di tale spazio di ricerca e di interazione oltre le “mura universitarie” (extra moenia) per connettersi  in modo nuovo con il “resto del mondo”, ad esempio, con le aziende ed i loro knowledge worker, ma anche con i processi di KM della vita quotidiana e con i knowledge citizen della emergente "Società della conoscenza" .
Le KMT utilizzate in un primo tempo come semplice strumento di ottimizzazione computazionale e delle procedure organizzative classiche stanno progressivamente trasformandosi in ambienti di sviluppo ed in vere e proprie culture di KM diffuse e distribuite. 

Ad esempio, le prime applicazioni della “Formazione a distanza “e dell'e-Learning sono state semplici replicazioni ottimizzanti del modello didattico dell'aula e della relazione docente-studente di tipo classico. Oggi l'impatto delle KMT sulla didattica/formazione universitaria appare essere molto più profondo, aperto online e capace di produrre trasformazioni qualitative importanti ed estese sulla stessa Società della conoscenza. 

In questa direzione si vedano, ad esempio, l'esperienza MITOPENCOURSEWARE del MIT (OCW.... ... ), l'evoluzione delle modalità e delle dimensioni della “Presenza culturale online delle università” (Ricci......  ). ecc. 

  

Il caso aziende e servizi (i Knowledge worker):
Il Knowledge management innovativo nelle aziende  

La digitalizzazione delle informazioni è stata una vera e propria rivoluzione nel modo in cui le aziende gestiscono la conoscenza, in particolare quella gestionale/organizzativa, al proprio interno: l'utilizzo di un nuovo artefatto cognitivo-sociale, il computer, ha determinato notevoli cambiamenti nel modo in cui i knowledge worker si approcciano alla conoscenza e ai processi con cui utilizzarla. 

Vi sono state diverse tappe della diffusione del KM via-computer all'interno delle aziende: 

  1. la diffusione dell' Elettronic Data processing (EDP) negli anni '70: si trattava di centri di calcolo automatico per la elaborazione dei dati di interesse gestionale e commerciale. Questo fenomeno si è gradualmente esteso anche alle medie e piccole organizzazioni, insieme con i primi tentativi di informatizzazione generalizzata dei sistemi aziendali. In questa fase l'utilizzo dei computer è ancora ristretto ad un numero limitato di specialisti;

  1. la diffusione dell'Office automation e dei terminali e la nascita del Personal computer negli anni '80: il computer diventa lo strumento principale di lavoro per milioni di persone, dando l'avvio a trasformazioni importanti nei processi gestionali e di organizzazione del lavoro. Il PC è prevalentemente visto come uno strumento di produttività individuale, ma comincia a diffondersi la collaborazione per mezzo del computer, Computer Supported Cooperative Work (CSCW) (inserire nota?) . Proprio in virtù della cooperazione per mezzo degli strumenti informatici acquisisice una crescente importanza la relazione man-machine-man, anche in ambito lavorativo

  1. la nascita dell'Organizational Knowledge Management (OKM), anni '90: in questo decennio assistiamo ad una notevole accelerazione del processo di convergenza tra informatica e telecomunicazioni. Il confine diventa sempre più labile, tanto che si parla sempre più spesso di ICT, Information & Communication Technologies. Lo sviluppo di Internet, soprattutto nella seconda metà degli anni '90, aumenta ulteriormente la disponibilità di informazioni e contribuisce ad una diffusione capillare della cultura del networking e dell'interattività anytime, anywhere. Proprio in virtù dell'abbondanza di informazioni/conoscenza e della necessità di condivisione tramite reti si diffonde il concetto di knowledge management, riferito soprattutto all'ambito lavorativo.
    In questo stesso periodo si diffondono all'interno delle organizzazioni, soprattutto di grandi dimensioni, software che hanno permesso di aumentare le potenzialità gestionali nella rappresentazione, comunicazione ed organizzazione della conoscenza organizzativa nelle aziende: facciamo riferimento principalmente a ERP (Enterprise Resource Planning), DSS (Decision Support System), Business Intelligence, Datawarehouse, Data mining, Supply Chain Management (SCM), Customer Relationship Management (CRM). 

  
Sintetizzando, possiamo rilevare un trend di progressiva estensione dell'utilizzo del computer e delle sue applicazioni: da una prima fase di "confinamento" nei centri di calcolo si è passati alla diffusione di singoli terminali all'interno degli uffici; il passaggio successivo è stato la creazione di reti interne alle aziende, che con l'avvento di Internet si sono progressivamente aperte anche all'esterno con la creazione, ad esempio, di Extranet a cui possono accedere anche fornitori e/o clienti. A questa transizione è corrisposto il passaggio da una conoscenza locale, interna all'azienda, ad una conoscenza sempre più globale, con una moltitudine di dati e informazioni provenienti da molteplici fonti interne ed esterne all'azienda da gestire.  
 

Se fino a qualche tempo fa il knowledge management azienda le poteva esser concepito come una semplice ottimizzazione delle risorse a livello locale, basata ancora su una cultura organizzativa di stampo gerarchico (KM1), si rende ora necessario il passaggio ad una cultura di gestione della conoscenza più globale (KM2), orientata alla gestione della complessità, alla revisione dei modelli organizzativi precedenti e all'integrazione del patrimonio conoscitivo dell'organizzazione con i molteplici spunti provenienti dall'esterno. 

Il trend più recente nella gestione della conoscenza in azienda è la diffusione degli strumenti del cosiddetto "web 2.0" anche in ambito lavorativo: in letteratura esistono diversi casi di studio sull'argomento, riguardanti soprattutto aziende di grandi dimensioni.
Si tratta di un'adozione di strumenti promos
sa principalmente "dal basso", da giovani che usano queste tecnologie nel proprio tempo libero e trovano naturale farlo anche nell'ambiente di lavoro; casi simili si sono già verificati con gli SMS, la messaggistica istantanea e il Voice over IP, tanto per fare alcuni esempi.

Resta da verificare quale sarà il reale impatto degli strumenti Internet di nuova generazione sui processi di gestione della conoscenza, ed in particolare su uno dei temi più delicati, quello della condivisione della conoscenza. Data la complessità del tema preferiamo rinviare il lettore ad un approfondimento specifico online, consultabile sul sito del progetto PKM 360°, http://labs.unicatt.it/PKM360/. 

La diffusione pervasiva delle ICT, la propensione all'utilizzo delle tecnologie di knowledge management anche nella vita quotidiana per un empowerment individuale, di gruppo per gestire informazioni, conoscenza e relazioni per il  tempo libero, per  la propria formazione, per gli acquisti, la propria salute, per i nuovi servizi disponibili online in modo interattivo secondo modalità sempre più personalizzate ed ad alta autonomia, e  l'ingresso nel mondo del lavoro di una generazione di giovani cresciuti in un "ambiente digitale", rendono oggi necessario un ulteriore passo, un approccio Ecoknowledgement. Un approccio che passi attraverso:

  • la gestione dei gap culturali emergenti all'interno/esterno delle organizzazioni e le loro inevitabili dinamiche di conservazione/cambiamento nella gestione del potere;

  • una formazione aziendale con una forte impronta innovativa, qualitativamente diversa dal passato e capace di valorizzare l'empowerment individuale e di gruppo degli attori/stakeholder in gioco in nuovi giochi di maggiore complessità ed incertezza;

  • l'assessment dei livelli e delle tipologie di KM all'interno dell'azienda (KMo, KM1, KM2, EcoKM);

  • strategie dinamiche di maggiore connessione e responsabilità sociale  (CSR Corporate Social Responsability, Sostenibilità economica, sociale, ambientale……..) di grande flessibilità organizzativa per gestire la complessità e l’incertezza degli scenari che si prospettano.



Il caso Vita quotidiana  (i Knowledge citizen)
Verso una ecologia del KM

Il KM per le universita' e per le aziende presenta oramai una sua storia e non e' certo piu' una novita' anche se costituisce un processo in una continua trasformazione quantitativa e qualitativa determinata dall'evoluzione delle stesse tecnologie, dalla loro sinergia ed interazione circolare con le culture di KM dalle quali sono prodotte e  che contemporaneamente contribuiscono a far emergere.   

La novità è l'ingresso del KM anche nella vita quotidiana, uno spazio che fino a poco tempo fa, a fronte della sempre più massiva invasione delle tecnologie di KM nel mondo del lavoro, veniva considerato, un po’ ingenuamente dai "benpensanti", un luogo da preservare libero da tecnologie (technologically free), ma che oggi appare essere la maggior fonte di cambiamento , di varietà e luogo di scoperta ed invenzione di nuove risorse. Un KM via-computer che agisce a livello della vita quotidiana è in grado di agire qualitativamente sull'intero ecosistema sociale di KM con processi e dinamiche ancora da scoprire.

  In questa direzione killer application sono state: internet, il telefonino, la global connection vissuta e sperimentata nella vita quotidiana, ma anche nell’ambiente lavorativo, il personal networking in real time, any time, anywhere, che stanno cambiando il modo di “essere nel mondo” i suoi tempi, le sue potenzialità, i suoi pericoli, le sue incertezze.

Oggi la progressiva diffusione e naturalizzazione delle KMT nella vita quotidiana per gestire aspetti importanti che riguardano informazione/conoscenza per il tempo libero, per gli investimenti, per gli acquisti, per la salute e per servizi sempre più disponibili in modo interattivo online, ecc, consentono di andare oltre semplificazioni quali la divisione tra un reale/virtuale sulla base dell'utilizzo delle KMT per una visione più integrata a capace di cogliere gli effetti qualitativi a livello di sistema del reengineering dei processi di KM nella vita quotidiana.  

L’ingresso del KM nella vita quotidiana presenta potenzialità di empowerment individuale e di gruppo con importanti effetti di KMreengineering di sistema e segna definitivamente il passaggio dalla Società a carenza di informazioni/conoscenza alla cosidetta Società della abbondanza di informazioni/conoscenza ad alto tasso di KMT, con utenti/cittadini (Knowledge citizen) con una cultura di KM in grado di gestire strumenti evoluti di Personal KM e di Networking che stanno modificando profondamente e qualitativamente le dinamiche di sistema e gli scenari possibili. Stanno cambiano le stesse condizioni sociali che portarono al taylorismo/fordismo organizzativo e, ad esempio, da alcuni anni stiamo assistendo ad una "inversione del flusso" tra società ed organizzazioni; i modelli di KM e di networking più evoluti stanno nascendo fuori dalle organizzazioni, in particolare tra i giovani, e sono poi importati nelle organizzazioni. 

Anche nel KM della vita quotidiana i giovani con la loro speciale relazione con le tecnologie e la loro naturalizzazione della relazione man-machine-man, hanno assunto il ruolo di acceleratori di processo all'interno delle famiglie, nelle loro web community (YouTube, FaceBook, ecc……….), all'ingresso nel mondo del lavoro, ma anche di disequilibrio, di generazione di varietà interna/esterna al loro gruppo e di formazione di gap culturali. Oggi quel processo negentropico prima accennato per i giovani universitari negli anni ’90 -2000, si sta estendendo oltre le università per coinvolgere in modo massivo e naturalizzato sempre più la complessa e variegata galassia giovanile nella costruzione della società della conoscenza ad alto tasso di KMT. 

Il KM nella vita quotidiana sta provocando un effetto diffuso di empowerment individuale e di gruppo che sta promuovendo processi di coinvolgimento e partecipazione in grado di innescare profonde trasformazioni qualitative che influenzeranno il modo di essere presenti sul mercato sociale della conoscenza delle università, delle aziende di produzione/servizi e di tutti noi.

Già evidenti sono trasformazioni in atto nella gestione personale del tempo libero, degli acquisti, della propria formazione, della propria salute (Health Knowledge Management), dell’ambiente (Environmental Knowledge Management), che stanno già modificando gli stili di vita ed anche le tipologie delle organizzazioni del futuro. Si tratta di un reengineering diffuso che sfuma i confini classici in nuovi spazi-tempi dell'azione orgnizzativa di maggiore complessità ed anche incertezza. Un processo ancora oggi in evoluzione.



Verso la Società della conoscenza ad alto tasso di KMT  
(I Knowledge professional)  

La panoramica effettuata ci sembra evidenziare una convergenza nella evoluzione dei processi di KM che coinvolge i tre ambiti organizzandoli dinamicamente in un ecosistema di KM diffuso e distribuito dal quale emergerà quella società della conoscenza ad alto tasso di KMT, che da tempo è in sviluppo, e che sempre più costituirà l’ambiente e la cultura di sviluppo di ogni intervento di KM ovunque localizzato.

In sintesi, stiamo assistendo, al di là degli stessi luoghi e contenuti della conoscenza da gestire:

  • ad una progressiva diffusione quali/quantitativa delle KMT  per ogni dominio di conoscenza ed ambito applicativo, che pone al centro l’importanza della relazione man-machine-man (3M) di tipo evoluto ed oltre certi tabù che hanno caratterizzato il passato;
     

  • ad una progressiva naturalizzazione delle KMT che promuove una trasformazione qualitativa degli atteggiamenti verso le tecnologie di KM con conseguente aumento della capacità di gestirne gli inevitabili effetti cognitivi, emotivi, relazionali, organizzativi, sociali e culturali; 
     

  • ad un progressivo empowerment individuale, di gruppo, organizzativo, sociale e culturale capace di innescare trasformazioni qualitative nei processi di KM con un effetto neg-entropico di aumento di varietà, di complessità organizzativa ed anche in grado di provocare la formazione di gap culturali e dinamiche di conservazione-cambiamento nella gestione del potere;
     

  • ad un progressivo aumento di interconnessione (networking)  globale e locale capace di sfumare i confini classici riorganizzandoli in spazi-tempi di maggiore complessità ed incertezza; questo sta richiedendo una visione integrata e globale e locale degli effetti di interventi di KMreenginering, capace di provocare una evoluzione delle stesse tipologie e dinamiche del modo di “essere nel mondo”;
     

  • ad un progressivo re-timing dei processi di KM per la loro connettività globale, in tempo reale, anytime, anywhere, che pone anche problemi di privacy e di sicurezza;
     

  • ad una progressiva personalizzazione di servizi classicamente gestiti ad alta asimmetria produttori/consumatori di conoscenza con un aumento di autonomia e di presa in carico da parte degli utenti sempre più proattivi;
     

  • ad una progressiva riduzione delle gerarchie nei modelli relazionali ed organizzativi;
     

  • ad una evoluzione dei “contratti psicologici” e dei sistemi di motivazione/incentivazione; 
     

  • ad un progressivo aumento di varietà, di complessità ed incertezza di sistema, che trasforma la funzione del KM da metodologia di risolutore deterministica di problemi, al KM come metodologia per la gestione di inevitabili livelli di incertezza, che vanno anche al di là degli stessi limiti computazionali dell’uomo e la cui gestione costituirà la sfida per la Società della conoscenza ad alto tasso di KMT degli anni 2000;
     

  • ad una progressiva visione ecologica estesa capace di gestire gli aspetti fisico-ambientali e quelli cognitivi-culturali per una ecologia del KM (EcoKM) capace di integrare anche le dimensioni della sostenibilità ambientale, della responsabilità sociale, per gli individui, i gruppi e le organizzazioni, ecc. ….   


Le dimensioni e le dinamiche sopra elencate ed altre ancora che potrebbero essere aggiunte non sono certo ortogonali ed indipendenti, ma sono tra loro integrate, più o meno sinergicamente, in una tensostruttura dinamica che costituisce quell'ecosistema di KM diffuso e distribuito oggi in forte evoluzione e che tutti noi Knowledge professional, ovvero attori multifunzionali della società della conoscenza, dovremo gestire nei diversi ed interdipendenti ruoli di Knowledge specialist, Knowledge worker, Knowledge citizen.

Esce dagli obiettivi di questo breve paper proporre soluzioni gestionali per un processo ancora in forte evoluzione, ma possiamo terminare questa panoramica con delle domande per cercare di affrontare la sfida che la complessità e la diffusione a 360° dei processi di KM in atto ci pone.

Ad esempio:

  • domandarci se è possibile costruire una teoria generale del KM con la quale affrontare anche  il problema dell'assessment sistemico e transdisciplinare dei processi in atto;

  • domandarci se è possibile definire un modello generale di formazione transdisciplinare, sistemica e multipurpose per i Knowledge professional della futura società della conoscenza, con una attenzione particolare alle dinamiche di KM dei giovani;

  • domandarci se sia possibile andare "verso una ecologia del KM" (EcoKM) di tipo esteso e capace di integrare anche i diversi livelli di una complessa sostenibilità: ambientale, cognitiva, sociale, economica, culturale;

  • interrogarci sugli scenari futuri e sul mix di continuità/discontinuità nei processi che si prospettano; l'ecosistema ibrido di KM oggi in evoluzione rappresenta la maggior fonte di varietà e di creatività disponibile. Una risorsa che le università e le aziende italiane non hanno saputo sviluppare. Basta osservare come le università italiane siano state carenti proprio nella promozione negli studenti di una cultura di KM evoluta capace di valorizzare ed inventare i nuovi spazi di azione organizzativa che possono emergere da un utilizzo creativo delle KMT.


Per queste ed altre domande ed anche possibili risposte si rimanda, in perfetto spirito di KM ad alto tasso di tecnologie per la rappresentazione, comunicazione ed organizzazione della conoscenza, ad un apposito spazio internet dedicato all'interno del Progetto KM360

continua...

Spazio di approfondimento e Link correlati:

   - La Pragmatica del Knowledge Management
   - Gli assiomi del KM

   - La griglia di CheckUp delle culture di KM
   - Il fattore Internet Generation
   - Il KM nelle organizzazioni da una prospettiva psicologica
    - Tecnologie di gestione della conoscenza e Società della conoscenza:
       Internet based knowledge management 360°: Un processo emergente
       Vita e Pensiero,2005, Milano
       I Processi di generazione delle conoscenze nei contesti organizzativi e di lavoro
                                                                                

 


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