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Premessa
Il
Knowledge Management (KM), ovvero la gestione della conoscenza ad
alto tasso di KMT (Knowledge Management Technologies), è un processo
dinamico per definizione che oramai coinvolge gli individui, i
gruppi, le organizzazioni e la società. Un processo dagli effetti
complessi che possiamo considerare tipico della emergente Società
della Conoscenza e capace di influenzare contemporaneamente le
dimensioni cognitive, emozionali, relazionali, sociali e culturali
dei soggetti e delle organizzazioni coinvolte. Eppure,
in letteratura, se vogliamo approfondire l'analisi delle modalità e
delle dimensioni in gioco nei processi di KM, la loro storia
evolutiva ed anche i loro trend generali in atto, non troviamo
grandi approfondimenti per affrontare in modo integrato l'analisi
degli spazi/tempi, delle dinamiche del KM moderno e delle sue
possibili traiettorie di sviluppo, a fronte dell'impatto provocato
dall'evoluzione continua delle KMT che sono oramai sempre più
diffuse e naturalizzate ad ogni livello ed ambito decisionale.
Le
analisi disponibili tendono ad essere prevalentemente
monodisciplinari e si sente la carenza di una metodologia di
integrazione transdisciplinare con la quale gestire la
complessità dinamica dei processi in atto.
Alcuni
punti di riferimento nei diversi
ambiti sono i seguenti:
-
psico-pedagogico
e sociale: Polanyi , Levy, Senge, Weick
-
manageriale:
Drucker, Davenport, Prusak, Butera, Von Krogh, Wenger
-
ingegneristico:
Nonaka e Takeuchi
-
economico:
Sveiby, Stewart, Grant, Kaplan, Norton, Hamel, Prahalad, Saint-Onge,
Teece
-
informatico:
tutta la letteratura di settore in cui il KM è spesso visto più
come un pacchetto di software che come un processo organizzativo
aperto e complesso.
La
appartenenza dei concetti di "conoscenza" e di
"gestione" allo stesso linguaggio comune non aiutano ad
evolvere verso concezioni di KM più moderne che superino approcci
classici di tipo lineare, deterministico, monodisciplinare,
analitico, per farci cogliere l'interdipendenza complessa tra
"ecosistemi di KM", per lanciare uno sguardo sugli
scenari che si prospettano e sulle trasformazioni qualitative già
oggi in atto. A tal fine occorrerà cercare di definire uno spazio di
approfondimento teorico e transdisciplinare oltre un ingenuo
eclettismo metodologico che non riesce a cogliere la complessità dei
processi in azione.
In
questa direzione e per approfondire le dinamiche di KM che stanno
emergendo può essere utile un breve excursus storico con il quale
prendere in considerazione tre ambiti di sviluppo e di gestione
del KM tra loro integrati: le università, le organizzazioni, la vita
quotidiana. Tre ambiti tutti altamente influenzati
dell'evoluzione delle KMT e dalla cui interazione complessa
prenderanno forma le dinamiche della Società della conoscenza.
In
questo contributo si cercherà di condurre una analisi integrata tra
questi tre ambiti per individuare: aspetti comuni e differenziali,
per lanciare uno sguardo sulle dinamiche emergenti, per contribuire
alla costruzione di una teoria generale del knowledge
management di tipo transdisciplinare, sistemico e general
purpose.
Verranno inoltre individuate alcune aree problematiche per la
gestione della complessità e dell’incertezza delle dinamiche del
KM che appaiono in-formare
la società della conoscenza ad alto tasso di KMT del futuro.
Il
caso università, centri di ricerca, laboratori, ecc. (I
Knowledge specialist)
Le
università da sempre sono state il luogo di approfondimento e di
sviluppo della conoscenza in generale e di quella scientifica in
particolare e nascono proprio come corporazioni/communities di
docenti e studenti. Una conoscenza che da sempre è inevitabilmente
interconnessa con le tecnologie e gli artefatti cognitivi disponibili
allo stesso tempo t per gestirla, ovvero per rappresentarla,
comunicarla,
organizzarla,
ecc.
Ai
nostri scopi, la tappa evolutiva più recente ed importante di questo
percorso particolare è stata certamente la nascita del computer.
Una tecnologia computazionale ed organizzativa general
purpose
i cui effetti pragmatici sono paragonabili alla nascita del
linguaggio, della scrittura, delle matematiche, della stampa, ecc.,
e che sta influenzando le università sui diversi ed
integrati livelli computazionali, organizzativi e sociali della loro
presenza culturale nella futura società della conoscenza.
In
tal senso il computer
come potente tecnologia general
purpose
di KM provoca effetti complessi che vanno oltre le divisioni
disciplinari, oltre i contenuti specifici della conoscenza stessa e
l'analisi di quanto è successo e sta accadendo in ambito
universitario ben si presta proprio ad una analisi di tipo generale
sul KM e sui suoi effetti di reengineering
cognitivo, emotivo, relazionale, organizzativo, sociale e culturale.
Dagli
anni '40-'50-'60 la nascita e la veloce diffusione del computer ha
fatto esplodere l'approccio computazionale e, ad esempio, le
matematiche, la statistica, la modellistica scientifica trovano nel
supporto informatico il trampolino di lancio per la gestione della
complessità dei fenomeni in oggetto oltre gli stessi limiti
cognitivi/computazionali dell'uomo, oltre un determinismo casuale
forte di tipo classico e verso nuovi spazi di rappresentazione e
gestione della conoscenza
Non
a caso sono questi gli anni nei quali
si impone in ambito scientifico il paradigma della complessità,
l'approccio sistemico e
nascono nuove discipline (Teoria generale dei sistemi, Teoria dei
giochi, Cibernetica, Teoria dell'informazione , la Ricerca operativa,
le matematiche della complessita', ecc. ).
Tuttavia,
come in genere succede da un punto di vista organizzativo
all'ingresso di ogni nuova tecnologia, in questo primo periodo
l'utilizzo del computer
non ha modificato profondamente l'organizzazione universitaria ed ha
innescato processi prevalentemente di ottimizzazione ed empowerment
tra gli esperti, tra gli addetti ai lavori; i Knowledge
specialist
di un KM orientato alla ricerca avanzata. (KM1).
Per
l'innesco di processi di innovazione più qualitativi capaci di
incidere sui modelli organizzativi (KM2), e poi anche sul versante
della evoluzione delle dinamiche della stessa presenza culturale e
sociale delle università (EcoKM), bisogna aspettare una seconda ed
importante tappa: il passaggio dall'IT (Information Technologies)
all'I&CT (Information & Communication Technologies) ed in
particolare attendere la nascita e lo sviluppo di Internet. Non a
caso le università sono state le prime organizzazioni ad aver
sviluppato i concetti di networking
e di rete al di fuori dalle applicazioni militari.
La
vocazione al KM delle università non poteva non far intravedere le
enormi possibilità che stavano emergendo da internet, anche se
ancora imbrigliate nei limiti della tecnologia I&CT degli anni
'80-'90. Il network
di tipo worldwide
promosso da Internet tra docenti/ricercatori/studenti universitari è
stata una applicazione in uno spirito che rimanda alle stesse origini
delle università come comunità scientifica più o meno aperta al
"resto del mondo".
In
questo processo di networking
via-computer,
poco conosciuto e valorizzato è stato il ruolo che hanno avuto gli
studenti universitari, che a partire dagli anni '90-2000, insieme ai
loro docenti, iniziavano ad essere presenti e visibili in Internet.
Gli
studenti universitari, più liberi dei loro stessi docenti,
iniziarono a sviluppare proprie Personal
Home Page
(PHP) capaci di cogliere al meglio gli aspetti innovativi ed anche
anarchici, rispetto ai modelli classici, di internet. In pochi anni
le PHP degli studenti si diffondono, a partire dagli USA, in
tutte le università del mondo sviluppando una comunanza tra gli
studenti universitari di tipo worldwide
che non era omologazione al media, ma sviluppo di grande varietà, di
un nuovo linguaggio e di una nuova cultura di “presenza culturale
online” che ha promosso un processo negentropico di aumento della
complessità organizzativa di tipo diffuso e distribuito tra gli
stessi studenti ed anche all'esterno. Il contributo degli studenti
universitari come acceleratori dello sviluppo delle culture di KM
del tipo Open
source
e Knowledge
sharing & distribution è
indubbio ed ha contribuito al formarsi di quello che è oggi di moda
chiamare Web 2.0.
Queste
prime forme di utilizzo di internet nelle università,
innescandosi alla nascente società della abbondanza
di informazioni/conoscenza e ad alta istruzione
scolastica, hanno dato il via, assieme ad un processo diffuso di
naturalizzazione dell'I&CT e di Internet in particolare, agli
attuali trend da "Società della conoscenza ad alto tasso di
KMT" dove i confini classici si sfumano per riorganizzarsi in
nuovi spazi-tempi dell’azione organizzativa di maggiore complessità
ed incertezza.
Certo
non tutte le università e non tutte le discipline scientifiche si
sono
evolute nello stesso modo, ma oggi le KMT sono oramai diventate
assolutamente pervasive ed indispensabili in ogni area di ricerca, in
ogni dominio di conoscenza ed ambito applicativo. La novità
che sta emergendo è l'allargamento di tale spazio di ricerca e di
interazione oltre le “mura universitarie” (extra
moenia)
per connettersi in modo nuovo con il “resto del mondo”, ad
esempio, con le aziende ed i loro knowledge
worker,
ma anche con i processi di KM della vita quotidiana e con i knowledge
citizen
della emergente "Società della conoscenza" .
Le KMT
utilizzate in un primo tempo come semplice strumento di
ottimizzazione computazionale e delle procedure organizzative
classiche stanno progressivamente trasformandosi in ambienti di
sviluppo ed in vere e proprie culture di KM diffuse e distribuite.
Ad
esempio, le prime applicazioni
della “Formazione a distanza “e dell'e-Learning sono state
semplici replicazioni ottimizzanti del modello didattico dell'aula e
della relazione docente-studente di tipo classico. Oggi l'impatto
delle KMT sulla didattica/formazione universitaria appare essere
molto più profondo, aperto online e capace di produrre
trasformazioni qualitative importanti ed estese sulla stessa Società
della conoscenza.
In
questa direzione si vedano, ad esempio, l'esperienza
MITOPENCOURSEWARE del MIT (OCW.... ... ), l'evoluzione delle modalità
e delle dimensioni della “Presenza culturale online delle
università” (Ricci...... ). ecc.
Il
caso aziende e servizi (i Knowledge worker):
Il Knowledge management
innovativo nelle aziende
La
digitalizzazione delle informazioni è stata una vera e propria
rivoluzione nel modo in cui le aziende gestiscono la conoscenza, in
particolare quella gestionale/organizzativa, al proprio interno:
l'utilizzo di un nuovo artefatto cognitivo-sociale, il computer,
ha determinato notevoli cambiamenti nel modo in cui i
knowledge worker si approcciano alla conoscenza e ai processi
con cui utilizzarla.
Vi
sono state diverse tappe della diffusione del KM via-computer
all'interno delle aziende:
-
la
diffusione dell' Elettronic
Data processing
(EDP) negli anni '70: si trattava di centri di
calcolo automatico per la elaborazione dei dati di interesse
gestionale e commerciale. Questo fenomeno si è gradualmente
esteso anche alle medie e piccole organizzazioni, insieme con i
primi tentativi di informatizzazione generalizzata dei sistemi
aziendali. In questa fase l'utilizzo dei computer è ancora
ristretto ad un numero limitato di specialisti;
-
la
diffusione dell'Office
automation
e dei terminali e la nascita del Personal computer negli anni
'80: il computer diventa lo strumento principale di lavoro
per milioni di persone, dando l'avvio a trasformazioni
importanti nei processi gestionali e di organizzazione del lavoro.
Il PC è prevalentemente visto come uno strumento di produttività
individuale, ma comincia a diffondersi la collaborazione per mezzo
del computer, Computer
Supported Cooperative Work
(CSCW) (inserire
nota?)
.
Proprio in virtù della cooperazione per mezzo degli strumenti
informatici acquisisice una crescente importanza la relazione
man-machine-man,
anche in ambito lavorativo
-
la
nascita dell'Organizational
Knowledge Management
(OKM), anni '90: in questo decennio assistiamo ad una notevole
accelerazione del processo di convergenza tra informatica e
telecomunicazioni. Il confine diventa sempre più labile, tanto che
si parla sempre più spesso di ICT, Information
& Communication Technologies.
Lo sviluppo di Internet, soprattutto nella seconda metà degli anni
'90, aumenta ulteriormente la disponibilità di
informazioni e contribuisce ad una diffusione capillare della
cultura del networking e dell'interattività anytime,
anywhere.
Proprio in virtù dell'abbondanza di informazioni/conoscenza e della
necessità di condivisione tramite reti si diffonde il concetto di
knowledge management, riferito soprattutto all'ambito lavorativo.
In
questo stesso periodo si diffondono all'interno delle organizzazioni,
soprattutto di grandi dimensioni, software che hanno
permesso di aumentare le potenzialità gestionali nella
rappresentazione, comunicazione ed organizzazione della conoscenza
organizzativa nelle aziende: facciamo riferimento principalmente a
ERP (Enterprise Resource Planning), DSS (Decision Support System),
Business Intelligence, Datawarehouse, Data mining, Supply Chain
Management (SCM), Customer Relationship Management (CRM).
Sintetizzando,
possiamo rilevare un trend di progressiva estensione dell'utilizzo
del computer e delle sue applicazioni: da una prima fase di
"confinamento" nei centri di calcolo si è passati alla
diffusione di singoli terminali all'interno degli uffici; il
passaggio successivo è stato la creazione di reti interne alle
aziende, che con l'avvento di Internet si sono
progressivamente aperte anche all'esterno con la creazione, ad
esempio, di Extranet a cui possono accedere anche fornitori e/o
clienti. A questa transizione è corrisposto il passaggio da una
conoscenza locale, interna all'azienda, ad una conoscenza sempre più
globale, con una moltitudine di dati e informazioni provenienti da
molteplici fonti interne ed esterne all'azienda da gestire.
Se
fino a qualche tempo fa il knowledge management azienda
le poteva esser concepito come una semplice ottimizzazione delle
risorse a livello locale, basata ancora su una cultura organizzativa
di stampo gerarchico (KM1), si rende ora necessario il passaggio ad
una cultura di gestione della conoscenza più globale (KM2),
orientata alla gestione della complessità, alla revisione dei
modelli organizzativi precedenti e all'integrazione del
patrimonio conoscitivo dell'organizzazione con i molteplici spunti
provenienti dall'esterno.
Il
trend più recente nella gestione della conoscenza in azienda è la
diffusione degli strumenti del cosiddetto "web 2.0" anche
in ambito lavorativo: in letteratura esistono diversi casi di studio
sull'argomento, riguardanti soprattutto aziende di grandi
dimensioni.
Si
tratta di un'adozione di strumenti promossa
principalmente "dal basso", da giovani che usano
queste tecnologie nel proprio tempo libero e trovano naturale farlo
anche nell'ambiente di lavoro; casi simili si sono già verificati
con gli SMS, la messaggistica istantanea e il Voice over IP, tanto
per fare alcuni esempi.
Resta
da verificare quale sarà il reale impatto degli strumenti Internet
di nuova generazione sui processi di gestione della conoscenza, ed in
particolare su uno dei temi più delicati, quello della condivisione
della conoscenza. Data la complessità del tema preferiamo rinviare
il lettore ad un approfondimento specifico online, consultabile sul
sito del progetto PKM 360°, http://labs.unicatt.it/PKM360/.
La
diffusione pervasiva delle ICT, la propensione all'utilizzo delle
tecnologie di knowledge management anche nella vita quotidiana per un
empowerment
individuale, di gruppo per gestire informazioni, conoscenza e
relazioni per il tempo libero, per la propria formazione,
per gli acquisti, la propria salute, per i nuovi servizi disponibili
online in modo interattivo secondo modalità sempre più
personalizzate ed ad alta autonomia, e l'ingresso nel mondo del
lavoro di una generazione di giovani cresciuti in un "ambiente
digitale", rendono oggi necessario un ulteriore passo, un
approccio Ecoknowledgement.
Un approccio che passi attraverso:
-
la
gestione dei gap culturali emergenti all'interno/esterno delle
organizzazioni e le loro inevitabili dinamiche di
conservazione/cambiamento
nella gestione del potere;
-
una
formazione aziendale con una forte impronta innovativa,
qualitativamente diversa dal passato e capace di valorizzare
l'empowerment individuale e di gruppo degli attori/stakeholder in
gioco in nuovi giochi di maggiore
complessità ed incertezza;
-
l'assessment
dei livelli e delle tipologie di KM all'interno dell'azienda (KMo,
KM1, KM2, EcoKM);
-
strategie
dinamiche di maggiore connessione e responsabilità sociale
(CSR Corporate Social Responsability, Sostenibilità economica,
sociale, ambientale……..) di grande flessibilità organizzativa
per gestire la complessità e l’incertezza degli scenari che si
prospettano.
Il
caso Vita quotidiana (i Knowledge citizen)
Verso una
ecologia del KM
Il
KM per le universita' e per le aziende presenta oramai una sua storia
e non e' certo piu' una novita' anche se costituisce un processo in
una continua trasformazione quantitativa e qualitativa determinata
dall'evoluzione delle stesse tecnologie, dalla loro sinergia ed
interazione circolare con le culture di KM dalle quali sono prodotte
e che contemporaneamente contribuiscono a far emergere.
La
novità
è l'ingresso del KM anche nella vita quotidiana, uno spazio che fino
a poco tempo fa, a fronte della sempre più massiva invasione delle
tecnologie di KM nel mondo del lavoro, veniva considerato, un po’
ingenuamente dai "benpensanti", un luogo da preservare
libero da tecnologie (technologically
free),
ma che oggi appare essere la maggior fonte di cambiamento , di
varietà e luogo di scoperta ed invenzione di nuove risorse. Un KM
via-computer
che agisce a livello della vita quotidiana è in grado di agire
qualitativamente sull'intero ecosistema sociale di KM con processi e
dinamiche ancora da scoprire.
In
questa direzione killer application sono state: internet, il
telefonino, la global
connection
vissuta e sperimentata nella vita quotidiana, ma anche nell’ambiente
lavorativo, il personal networking
in real time, any time, anywhere, che stanno cambiando il modo di
“essere nel mondo” i suoi tempi, le sue potenzialità, i suoi
pericoli, le sue incertezze.
Oggi
la progressiva diffusione e naturalizzazione delle KMT nella vita
quotidiana per gestire aspetti importanti che riguardano
informazione/conoscenza per il tempo libero, per gli investimenti,
per gli acquisti, per la salute e per servizi sempre più disponibili
in modo interattivo online, ecc, consentono di andare oltre
semplificazioni quali la divisione tra un reale/virtuale sulla base
dell'utilizzo delle KMT per una visione più integrata a capace di
cogliere gli effetti qualitativi a livello di sistema del
reengineering
dei processi di KM nella vita quotidiana.
L’ingresso
del KM nella vita quotidiana presenta potenzialità
di empowerment
individuale e di gruppo con importanti effetti di KMreengineering
di sistema e segna definitivamente il passaggio dalla Società a
carenza di informazioni/conoscenza alla cosidetta Società della
abbondanza di informazioni/conoscenza ad alto tasso di KMT, con
utenti/cittadini (Knowledge
citizen) con
una cultura di KM in grado di gestire strumenti evoluti di
Personal
KM
e di Networking
che stanno modificando profondamente e qualitativamente le dinamiche
di sistema e gli scenari possibili. Stanno cambiano le stesse
condizioni sociali che portarono al taylorismo/fordismo organizzativo
e, ad esempio, da alcuni anni stiamo assistendo ad una "inversione
del flusso" tra società ed organizzazioni; i modelli di KM e di
networking
più evoluti stanno nascendo fuori dalle organizzazioni, in
particolare tra i giovani, e sono poi importati nelle
organizzazioni.
Anche
nel KM della vita quotidiana i giovani con la loro speciale relazione
con le tecnologie e la loro naturalizzazione della relazione
man-machine-man,
hanno assunto il ruolo di acceleratori di processo all'interno delle
famiglie, nelle loro web
community
(YouTube, FaceBook, ecc……….), all'ingresso nel mondo del
lavoro, ma anche di disequilibrio, di generazione di varietà
interna/esterna al loro gruppo e di formazione di gap culturali. Oggi
quel processo negentropico prima accennato per i giovani universitari
negli anni ’90 -2000, si sta estendendo oltre le università per
coinvolgere in modo massivo e naturalizzato sempre più la complessa
e variegata galassia giovanile nella costruzione della società della
conoscenza ad alto tasso di KMT.
Il
KM nella vita quotidiana sta provocando un effetto diffuso di
empowerment
individuale e di gruppo che sta promuovendo processi di
coinvolgimento e partecipazione in grado di innescare profonde
trasformazioni qualitative che influenzeranno il modo di essere
presenti sul mercato sociale della conoscenza delle università,
delle aziende di produzione/servizi e di tutti noi.
Già
evidenti sono trasformazioni in atto nella gestione personale del
tempo libero, degli acquisti, della propria formazione, della propria
salute (Health Knowledge Management), dell’ambiente
(Environmental Knowledge Management), che stanno già
modificando gli stili di vita ed anche le tipologie delle
organizzazioni del futuro. Si tratta di un reengineering diffuso che
sfuma i confini classici in nuovi spazi-tempi dell'azione
orgnizzativa di maggiore complessità ed anche incertezza. Un
processo ancora oggi in evoluzione.
Verso
la Società della conoscenza ad alto tasso di KMT
(I
Knowledge professional)
La
panoramica effettuata ci sembra evidenziare una convergenza nella
evoluzione dei processi di KM che coinvolge i tre ambiti
organizzandoli dinamicamente in un ecosistema di KM diffuso e
distribuito dal quale emergerà quella società della conoscenza ad
alto tasso di KMT, che da tempo è in sviluppo, e che sempre più
costituirà l’ambiente e la cultura di sviluppo di ogni intervento
di KM ovunque localizzato.
In
sintesi, stiamo assistendo, al di là degli stessi luoghi e contenuti
della conoscenza
da gestire:
-
ad
una progressiva diffusione quali/quantitativa delle KMT per
ogni dominio di conoscenza ed ambito applicativo, che pone al centro
l’importanza della relazione man-machine-man
(3M) di tipo evoluto ed oltre certi tabù che hanno caratterizzato
il passato;
-
ad
una progressiva naturalizzazione delle KMT che promuove una
trasformazione qualitativa degli atteggiamenti verso le tecnologie
di KM con conseguente aumento della capacità di gestirne gli
inevitabili effetti cognitivi, emotivi, relazionali, organizzativi,
sociali e culturali;
-
ad
un
progressivo
empowerment
individuale, di gruppo, organizzativo, sociale e culturale capace di
innescare trasformazioni qualitative nei processi di KM con un
effetto neg-entropico di aumento di varietà, di complessità
organizzativa ed anche in grado di provocare la formazione di gap
culturali e dinamiche di conservazione-cambiamento nella gestione
del potere;
-
ad
un progressivo aumento di interconnessione (networking)
globale e locale capace di sfumare i confini classici
riorganizzandoli in spazi-tempi di maggiore complessità ed
incertezza; questo sta richiedendo una visione integrata e globale e
locale degli effetti di interventi di KMreenginering, capace di
provocare una evoluzione delle stesse tipologie e dinamiche del modo
di “essere nel mondo”;
-
ad
un progressivo re-timing dei processi di KM per la loro connettività
globale, in tempo reale, anytime, anywhere, che pone anche problemi
di privacy e di sicurezza;
-
ad
una progressiva personalizzazione di servizi classicamente gestiti
ad alta asimmetria produttori/consumatori di conoscenza con un
aumento di autonomia e di presa in carico da parte degli utenti
sempre più proattivi;
-
ad
una progressiva riduzione delle gerarchie nei modelli relazionali ed
organizzativi;
-
ad
una evoluzione dei “contratti psicologici” e dei sistemi di
motivazione/incentivazione;
-
ad
un progressivo aumento di varietà, di complessità ed incertezza di
sistema, che trasforma la funzione del KM da metodologia di
risolutore deterministica di problemi, al KM come metodologia per la
gestione di inevitabili livelli di incertezza, che vanno anche al di
là degli stessi limiti computazionali dell’uomo e la cui gestione
costituirà la sfida per la Società della conoscenza ad alto tasso
di KMT degli anni 2000;
-
ad
una progressiva visione ecologica estesa capace di gestire gli
aspetti fisico-ambientali e quelli cognitivi-culturali per una
ecologia del KM (EcoKM) capace di integrare anche le dimensioni
della sostenibilità ambientale, della responsabilità sociale, per
gli individui, i gruppi e le organizzazioni, ecc. ….
Le
dimensioni e le dinamiche sopra elencate ed altre ancora che
potrebbero essere aggiunte non sono certo ortogonali ed indipendenti,
ma sono tra loro integrate, più o meno sinergicamente, in una
tensostruttura dinamica che costituisce quell'ecosistema di KM
diffuso e distribuito oggi in forte evoluzione e che tutti noi
Knowledge
professional, ovvero attori multifunzionali della società della
conoscenza, dovremo gestire nei diversi ed interdipendenti ruoli di
Knowledge
specialist, Knowledge worker, Knowledge citizen.
Esce
dagli obiettivi di questo breve paper
proporre soluzioni gestionali per un processo ancora in forte
evoluzione, ma possiamo terminare questa panoramica con delle domande
per cercare di affrontare la sfida che la complessità e la
diffusione a 360° dei processi di KM in atto ci pone.
Ad
esempio:
-
domandarci
se è possibile costruire
una teoria generale del KM con la quale affrontare anche il
problema dell'assessment sistemico e transdisciplinare dei processi
in atto;
-
domandarci
se è possibile definire un modello generale di formazione
transdisciplinare, sistemica e multipurpose per i Knowledge
professional della futura società della conoscenza, con una
attenzione particolare alle dinamiche di KM dei giovani;
-
domandarci
se sia possibile andare "verso una ecologia del KM"
(EcoKM) di tipo esteso e capace di integrare anche i diversi livelli
di una complessa sostenibilità: ambientale, cognitiva, sociale,
economica, culturale;
-
interrogarci
sugli scenari futuri e sul mix di continuità/discontinuità nei
processi che si prospettano; l'ecosistema ibrido di KM oggi in
evoluzione rappresenta la maggior fonte di varietà e di creatività
disponibile. Una risorsa che le università e le aziende italiane
non hanno saputo sviluppare. Basta osservare come le università
italiane siano state carenti proprio nella promozione negli studenti
di una cultura di KM evoluta capace di valorizzare ed inventare i
nuovi spazi di azione organizzativa che possono emergere da un
utilizzo creativo delle KMT.
Per
queste ed altre domande ed anche possibili risposte si rimanda, in
perfetto spirito di KM ad alto tasso di tecnologie per la
rappresentazione, comunicazione ed organizzazione della conoscenza,
ad un apposito spazio
internet
dedicato all'interno del Progetto KM360
continua...
Spazio di approfondimento e Link correlati:
- La Pragmatica del Knowledge Management
- Gli assiomi del KM
- La griglia di CheckUp delle culture di KM
- Il fattore Internet Generation
- Il KM nelle organizzazioni da una prospettiva psicologica
- Tecnologie di gestione della conoscenza e Società della conoscenza:
Internet based knowledge management 360°: Un processo emergente
Vita e Pensiero,2005, Milano
I Processi di generazione delle conoscenze nei contesti organizzativi e di lavoro
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