III  Convegno PKM360° - 1- 12 - 2009 -
Knowledge Management e Formazione
Oltre la crisi e verso la Società della conoscenza

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Speech al III Convegno:  Cesare Sacerdoti

Siamo alla conclusione del 3° anno del progetto PKM 360°; 3 anni che, come ha ben riassunto Guidotti, hanno portato il PKM a essere uno dei punti di riferimento del KM in Italia, costituendo una presenza culturale capace non solo di raccogliere testimonianze e best practice (vedi l’award G Sacerdoti), ma anche di sviluppare la ricerca e la riflessione in un’ottica a 360°, come “processo dinamico che coinvolge gli individui” in prima battuta nella vita quotidiana e quindi le organizzazioni e le imprese.
Risultati di questi anni sono:
La definizione dei criteri alla base delle best practices aziendali (Politecnico)
L’analisi dei paradigmi cognitivi della cosiddetta internet generation (Cattolica)
Lo studio dei sistemi incentivanti per la collaborazione nella costruzione del KM di organizzazioni e imprese
La definizione di metriche per analisi del KM in organizzazioni complesse
La definizione di una metrica di approccio all’utilizzo della rete da parte dei singoli individui e dei conseguenti bisogni di formazione di ciascuna categoria
Il lancio di una ricerca focalizzata sul KM nella sanità, incentrata sull’empowerment del paziente e sul mutato rapporto tra paziente-specialista-struttura sanitaria
Il lancio di My Way come supporto alla presenza on line di chi si affaccia al mondo del lavoro, come “ contenitori di conoscenza ed elementi di racconto della propria identità” (Granelli).
Nell’attuale contesto tecnologico la caratteristica più importante del capitale umano è data dal patrimonio di conoscenze, cioè dal bagaglio culturale dalla specializzazione, dalla capacità di eseguire compiti complessi e di lavorare con tecnologie sofisticate: bisogna allenare gli studenti soprattutto alla capacità di imparare

L’uomo della strada, in questi giorni, si interroga non tanto sulle ragioni di una crisi che sicuramente lo tocca da vicino, ma sulle quali, anche comprendendole si rende conto che possa fare ben poco.
Si interroga su “dove stiamo andando”, “quando e come ne usciremo” (e soprattutto su come ne uscirà lui), “come influirà sul futuro dei nostri figli” e, ancora, sulla validità delle scelte che vede compiere dal governo centrale, da quello locale e dall’azienda.

E’ evidente anche all’uomo della strada che il suo mondo si trova ad affrontare quattro grandi fenomeni evolutivi, tra loro spesso collegati:
La globalizzazione, con l’avvento di nuovi grandi protagonisti, vissuti più come minaccia che come opportunità
Lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie ICT, che hanno influenzato lo stile di vita quotidiano, ma che possono essere causa (digital divide) di un nuovo allargamento del divario culturale tra fasce di popolazione, quasi come un nuovo analfabetismo informatico
Un quadro di grandi scompensi demografici, con l’invecchiamento della popolazione, con la pensione non più sicura per le generazioni future, ma anche con l’immigrazione, anch’essa vissuta con l’ansia derivante dalla paura di perdere competitività
La percezione di un cambiamento climatico in corso.

La crisi che stiamo vivendo in questi mesi, non è dunque un  momento di assestamento di una normale evoluzione, ma, per dirla come Kuhn, sembra più un passaggio da un paradigma messo in crisi dai fenomeni sopra citati e un nuovo paradigma che si deve manifestare (anche se, come dice Berrini, a differenza di quanto avviene per le scienze naturali, i paradigmi economici possono anche coesistere).

E’ evidente che questa crisi ha sottolineato l’inadeguatezza del capitale fisico, umano e di conoscenza: i futuri cittadini hanno bisogno di accrescere la loro capacità di apprendere e di essere parte attiva di un sistema di relazioni sempre più complesso (I.Visco “investire in conoscenza”).

Un recente studio del Cedefop (Future skill needs) rimarca la potenzialità di ben 1,6 milioni di posti di lavoro da qui al 2015, caratterizzati da un maggior livello di qualificazione dei lavoratori; anzi, lo studio sottolinea come tale 1,6 milioni sia il saldo tra una perdita di 2,2 mil a bassa qualificazione e 3,8 mil a alta e media qualificazione.
Ecco perché, come contributo all’uscita della crisi PKM 360° ha voluto dedicare il convegno di quest’anno alla formazione e al KM. In realtà, come dice Paola Capitani, bisognerebbe partire dalla scuola, naturale inizio e fondamento della conoscenza individuale, se vogliamo dare al KM non solo un valore meramente economico, ma anche quello più vasto di gestione delle risorse umane e non finalizzate al raggiungimento di obiettivi. Dobbiamo “ricordare che l’economia ha al centro e come obiettivo lo sviluppo dell’uomo e non la massimizzazione del profitto che non sempre implica l’equità” (Alberto Ratti), perché “non si smarrisca l’irrinunciabile etica del sapere” (Tettamanzi in Etica e capitale).

Queste sono le considerazioni alla base della ricerca e della presenza culturale che PKM 360° ha portato avanti in questi anni e intende  portare avanti nei prossimi anni, creando una sorta di federazione di progetti, che, basandosi su questi valori, possa essere di ausilio nei vari ambiti della nostra società.