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Speech al III Convegno: Cesare Sacerdoti
Siamo alla conclusione del 3° anno
del progetto PKM 360°; 3 anni che, come ha ben riassunto Guidotti,
hanno portato il PKM a essere uno dei punti di riferimento del KM in
Italia, costituendo una presenza culturale capace non solo di
raccogliere testimonianze e best practice (vedi l’award G Sacerdoti),
ma anche di sviluppare la ricerca e la riflessione in un’ottica a 360°,
come “processo dinamico che coinvolge gli individui” in prima battuta
nella vita quotidiana e quindi le organizzazioni e le imprese.
Risultati di questi anni sono:
La definizione dei criteri alla base delle best practices aziendali (Politecnico)
L’analisi dei paradigmi cognitivi della cosiddetta internet generation (Cattolica)
Lo studio dei sistemi incentivanti per la collaborazione nella costruzione del KM di organizzazioni e imprese
La definizione di metriche per analisi del KM in organizzazioni complesse
La
definizione di una metrica di approccio all’utilizzo della rete da
parte dei singoli individui e dei conseguenti bisogni di formazione di
ciascuna categoria
Il lancio di una ricerca focalizzata
sul KM nella sanità, incentrata sull’empowerment del paziente e sul
mutato rapporto tra paziente-specialista-struttura sanitaria
Il
lancio di My Way come supporto alla presenza on line di chi si affaccia
al mondo del lavoro, come “ contenitori di conoscenza ed elementi di
racconto della propria identità” (Granelli).
Nell’attuale
contesto tecnologico la caratteristica più importante del capitale
umano è data dal patrimonio di conoscenze, cioè dal bagaglio culturale
dalla specializzazione, dalla capacità di eseguire compiti complessi e
di lavorare con tecnologie sofisticate: bisogna allenare gli studenti
soprattutto alla capacità di imparare
L’uomo
della strada, in questi giorni, si interroga non tanto sulle ragioni di
una crisi che sicuramente lo tocca da vicino, ma sulle quali, anche
comprendendole si rende conto che possa fare ben poco.
Si
interroga su “dove stiamo andando”, “quando e come ne usciremo” (e
soprattutto su come ne uscirà lui), “come influirà sul futuro dei
nostri figli” e, ancora, sulla validità delle scelte che vede compiere
dal governo centrale, da quello locale e dall’azienda.
E’
evidente anche all’uomo della strada che il suo mondo si trova ad
affrontare quattro grandi fenomeni evolutivi, tra loro spesso collegati:
La globalizzazione, con l’avvento di nuovi grandi
protagonisti, vissuti più come minaccia che come
opportunità
Lo
sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie ICT, che hanno
influenzato lo stile di vita quotidiano, ma che possono essere causa
(digital divide) di un nuovo allargamento del divario culturale tra
fasce di popolazione, quasi come un nuovo analfabetismo informatico
Un
quadro di grandi scompensi demografici, con l’invecchiamento della
popolazione, con la pensione non più sicura per le generazioni future,
ma anche con l’immigrazione, anch’essa vissuta con l’ansia derivante
dalla paura di perdere competitività
La percezione di un cambiamento climatico in corso.
La
crisi che stiamo vivendo in questi mesi, non è dunque un momento di
assestamento di una normale evoluzione, ma, per dirla come Kuhn, sembra
più un passaggio da un paradigma messo in crisi dai fenomeni sopra
citati e un nuovo paradigma che si deve manifestare (anche se, come
dice Berrini, a differenza di quanto avviene per le scienze naturali, i
paradigmi economici possono anche coesistere).
E’
evidente che questa crisi ha sottolineato l’inadeguatezza del capitale
fisico, umano e di conoscenza: i futuri cittadini hanno bisogno di
accrescere la loro capacità di apprendere e di essere parte attiva di
un sistema di relazioni sempre più complesso (I.Visco “investire in
conoscenza”).
Un recente studio del Cedefop
(Future skill needs) rimarca la potenzialità di ben 1,6 milioni di
posti di lavoro da qui al 2015, caratterizzati da un maggior livello di
qualificazione dei lavoratori; anzi, lo studio sottolinea come tale 1,6
milioni sia il saldo tra una perdita di 2,2 mil a bassa qualificazione
e 3,8 mil a alta e media qualificazione.
Ecco perché,
come contributo all’uscita della crisi PKM 360° ha voluto dedicare il
convegno di quest’anno alla formazione e al KM. In realtà, come dice
Paola Capitani, bisognerebbe partire dalla scuola, naturale inizio e
fondamento della conoscenza individuale, se vogliamo dare al KM non
solo un valore meramente economico, ma anche quello più vasto di
gestione delle risorse umane e non finalizzate al raggiungimento di
obiettivi. Dobbiamo “ricordare che l’economia ha al centro e come
obiettivo lo sviluppo dell’uomo e non la massimizzazione del profitto
che non sempre implica l’equità” (Alberto Ratti), perché “non si
smarrisca l’irrinunciabile etica del sapere” (Tettamanzi in Etica e
capitale).
Queste sono le considerazioni alla
base della ricerca e della presenza culturale che PKM 360° ha portato
avanti in questi anni e intende portare avanti nei prossimi anni,
creando una sorta di federazione di progetti, che, basandosi su questi
valori, possa essere di ausilio nei vari ambiti della nostra società.
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